8 marzo, svizzeri alle urne

Ho ricevuto il materiale per la votazione popolare dell’8 marzo 2026.
Come tutte le persone che in Svizzera hanno il diritto di voto, sono invitato a esprimere un Sì o un No su tre iniziative popolari e un referendum.

Le iniziative popolari vogliono iscrivere nella Costituzione federale:

  • la garanzia che in Svizzera sia sempre disponibile denaro sufficiente per permettere, anche in futuro, di poter pagare in contanti. Inoltre, il franco dovrà essere la valuta svizzera.
    Il principio è condiviso. Gli svizzeri devono dire se intendono affidare questo compito al Governo e alle Camere federali (proposta dell’iniziativa popolare) oppure alla BNS, Banca Nazionale Svizzera (proposta del controprogetto diretto).
  • l’importo massimo di CHF 200 (all’anno) per il canone radiotelevisivo che non dovrà più essere pagato anche dalle aziende.
  • un «fondo per il clima» nel quale versare ogni anno (fino al 2050) da quattro a otto miliardi di franchi all’anno per dare alla Confederazione le risorse per investire più soldi nella lotta contro il cambiamento climatico e le sue conseguenze.

Nel referendum (chiesto dal popolo e da dieci Cantoni), le elettrici e gli elettori dovranno accettare o respingere la legge che introduce – per le imposte federali, cantonali e comunali la tassazione individuale anche per le persone unite in matrimonio. In altre parole, se la proposta fosse accolta, in futuro le coppie sposate non saranno più sono tassate sommando il reddito e il patrimonio dei due. Ciascun componente sarebbe invece tassato secondo il suo reddito e la sua sostanza.

Note sulle modalità di voto:

  • ogni avente diritto di voto riceve a domicilio le schede di voto e un opuscolo informativo che informa sul tema in votazione e riassume le ragioni di chi sostiene il Sì e il No
  • è possibile «votare per corrispondenza» ovvero inviare le schede per posta (o depositarle nelle buche lettere nei pressi delle sedi comunali). La proceduta assicura la segretezza del voto.
    Sono conteggiate le schede che arrivano alle cancellerie dei Comuni entro le 12.00 di domenica 8 marzo.
  • Le modifiche della Costituzione federale per entrare in vigore devono ottenere la doppia maggioranza: il Sì deve prevalere nel voto dei cittadini ed anche nella maggioranza dei 26 Cantoni. Il risultato è valido indipendentemente dal numero dei votanti.
    In caso di controprogetto diretto – come sul tema del denaro contante – chi vota può dire Sì o No all’iniziativa e al controprogetto, ma può anche esprimere due Sì o due No. Per questo, a chi vota è chiesto anche di indicare quale delle due soluzioni preferisce nel caso in cui tutte e due raggiungano la doppia maggioranza
  • Per il referendum è invece sufficiente che si esprima con il Sì la maggioranza dei votanti, indipendentemente dalla partecipazione.

«Una notte a Theran» con Cecilia Sala

Ieri sera, a Lugano, ho potuto ascoltare Cecilia Sala in «Una notte a Theran», il racconto teatrale delle aspirazioni dei giovani iraniani e della sua esperienza nel carcere di Evin.
Seguo regolarmente il lavoro di Cecilia Sala per il podcast «Stories» e nelle collaborazioni con Chora Media e ho letto «I figli dell’odio». Per questo ho ritrovato nelle parole di Cecilia Sala lunghi tratti delle testimonianze che avevo già ascoltato o letto.

Eppure, ascoltarle dalla sua voce e arricchite da immagini e suoni crea emozioni più intense. Ancor più intense se ascoltate con la consapevolezza di quanto accaduto in Iran negli scorsi giorni e delle sofferenze che colpiscono i giovani iraniani anche adesso che – secondo il Corriere del Ticino – il regime avrebbe soffocato le proteste.
Sullo sfondo immagino, con le parole di Cecilia Sala, le strade ricoperte dei sacchi neri che avvolgono i numerosi cadaveri, il dolore dei parenti ed anche le preoccupazioni di genitori e nonni che dopo essere scesi almeno una volta in piazza a fianco di figli e nipoti adesso li supplicano di rimanere a casa.

Una domanda resta senza risposta: «io cosa posso fare per essere al loro fianco?»

Solidarietà e giustizia dopo l’incendio di Capodanno in Svizzera

Sono le 14.00 del 9 gennaio 2026. Tutta la Svizzera è ferma per un minuto di silenzio rotto solo dal suono delle campane di tutte le chiese per sottolineare un lutto nazionale.

A Martigny, nel Canton Vallese, è in corso un momento rituale per ricordare le 40 giovani vittime dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana e per esprimere sentimenti di solidarietà ai feriti che ancora lottano per la vita negli ospedali, a tutti i loro famigliari e amici. È però anche l’occasione per esprimere un Grazie a quanti sono intervenuti e ancora lavorano per soccorrere e curare i feriti e alla collaborazione di Italia e Francia e degli altri Cantoni svizzeri e di altre nazioni.

Vivo questo momento pregando per le vittime, i feriti e i loro famigliari.

Sono però consapevole che la preghiera, la solidarietà e la vicinanza non possono bastare.
Per superare questo lutto, per ritrovare una normalità «dopo Crans-Montana» è necessario riconoscere gli errori e punire (secondo le leggi e la giustizia svizzere) i responsabili delle negligenze che hanno causato ed aggravato il bilancio di questa tragedia.

Il tragico bilancio dell’incendio di Capodanno è – per quanto ne so in questo momento – il risultato di un lungo e prolungato elenco di errori e negligenze a più livelli e di più persone. In gioco ci sono possibili lacune nelle basi legali, mancanze nelle procedure per la concessione della licenza edilizia, nella scelta dei materiali, nell’assenza di regolari controlli. Poi, la sera del 31 dicembre 2025, sembrano esserci state negligenze anche nel controllare il numero dei presenti nel bar, nell’accensione delle candele pirotecniche, nella gestione delle uscite di sicurezza e forse anche altre.

La giustizia svizzera ha la responsabilità e il dovere di fare chiarezza in modo rigoroso su queste negligenze, precisarne la gravità e punire chi ha agito con negligenza.

Mentre scrivo, ascolto le parole pronunciate nella cerimonia di commemorazione in corso a Martigny. Sono parole di solidarietà, di vicinanza al dolore delle famiglie e di molti giovani e, da parte delle autorità, di scuse a nome di tutto il Paese.
Nulla e nessuno potrà però riportare in vita le persone. Per questo, la solidarietà e le emozioni condivise da un’intera comunità, devono diventare le fondamenta di un cammino al temine del quale si possa ritrovare il sole della speranza: per i feriti, per le famiglie e gli amici, per Crans-Montana, il Vallese e la Svizzera. Lo dobbiamo anche – per riprendere le parole del presidente della Confederazione – a tutti i giovani che sono morti nel bar «Le constellation» e che ora sono «stelle che brillano nel cielo».
Come adulti (genitori e nonni) abbiamo poi il dovere di fare in modo che una tale tragedia non si ripeta ma, soprattutto, di accogliere l’appello dei giovani: «aiutateci ad andare avanti, a credere e lottare per ciò che conta davvero e per aggiungere vita ad ogni giorno».

Una triste (l’ennesima) serata

Qualche giorno fa ho ricevuto da due amici (Filippo Lombardi e Michele Bertini) l’invito ad acquistare i biglietti per la lotteria HCAP a sostegno del settore giovanile a favore del quale ho peraltro già sottoscritto la Membership Card. Ancora una volta (l’ennesima), l’Ambrì chiede ai suoi tifosi di mettere una mano sul cuore (e l’altra sui metodi di pagamento) per sostenere la società e le squadre. È la richiesta di confermare una fiducia che, però, quest’anno vacilla.

Venerdì 2 gennaio, sono arrivato alla Gottardo Arena con sentimenti contrastanti: la delusione per la partita con l’Ajoie del 23 dicembre, la sensazione di vuoto per i silenzi della società, la speranza di vedere finalmente una squadra pronta a lottare e, alla fine, di poter finalmente sventolare la nuova sciarpa.

Ma già dal primo ingaggio (perso) ho avuto la sensazione che le mie speranze sarebbero rimaste tali.
Il primo tempo è stata una sofferenza (cristallizzata nel bilancio di 5 tiri a 14): solo le parate di Wütrich hanno evitato il peggio. Nulla ha potuto sul gol di Salzgeber per altro lasciato libero di prendere tranquillamente la mira.
Nel secondo tempo per alcuni minuti il “momentum” è stato positivo ma non si è segnato (e non nemmeno ricordo situazioni limpide o big-saves del portiere del Langnau).
Il periodo più deludente è però stato il terzo: difficoltà a superare il filtro a centro pista per istallarsi nel terzo d’attacco, errori anche banali, confusione nella gestione del disco in attacco. Il segnale di come sarebbe finita la serata l’ho colto verso il 50′ quando ho visto uno degli stranieri (poco importa chi) tornare in panchina come se il gioco fosse fermo mentre invece l’Ambrì era in attacco e in possesso del disco.

È finita con una sconfitta 3:0 ma questa volta (come già contro l’Ajoie) senza la consolazione di avere visto l’Ambrì giocare bene o, almeno, dare tutto e il meglio.

Siamo appena a gennaio ma la sensazione è di delusione per la stagione 2025/26. Crescono anche i timori per quel che potrebbe succedere a marzo: il play-out e (dopo quanto visto prima di Natale) lo spareggio per restare in National League. E non oso pensare a quella successiva.

Resta ancora, al momento, il supporto di molti tifosi.
Ho però la sensazione che il numero dei biglietti venduti per ogni partita (anche ieri sera più di 6’400 su un massimo di 6’775) nasconda la realtà di una disaffezione in crescita: più che il numero dei biglietti venduti è indicativo quello degli spettatori effettivamente presenti conteggiando anche il numero seggiolini (sembrano sempre di più) che restano vuoti.

Essere tifosi dell’Ambrì significa saper soffrire, sperare contro l’evidenza; tuttavia è sempre più difficile rendere ragione di questa speranza.
Credo nella parole di capitan Grassi e degli altri giocatori che non si arrendono e vogliono raddrizzare la situazione.
Aspetto poterle finalmente tradotte nei fatti: stasera a Davos o martedì nel “derby del Gottardo” contro lo Zugo. In attesa che anche dalla società arrivino finalmente notizie positive (meglio se prima dell’8 febbraio 2026).
Nell’attesa, sempre e ancora: “Forza Ambrì

Fotografia tratta da heshootscoores.com