Dall’Halleluja di Haendel a l’Ensalada madrilena (dal Don Manolito)

Un viaggio che attraversa tre secoli di musica — da Händel a Verdi, da Mozart a Bizet — per ricordarci che la bellezza sa ancora sorprendere.
Il Coro Lirico di Lugano, diretto da Andrea Cupia, porta sul palco emozione pura: cori che fanno vibrare l’anima e un finale festoso con Smetana e Sorozábal, per chiudere in sorriso e luce.
Un momento di serenità quale antidoto all’ansia e al pessimismo di questo periodo.

Domenica 26 aprile alle 17:00, al Palazzo dei Congressi di Lugano, il Coro Lirico di Lugano presenta il suo concerto primaverile.
Il Maestro Andrea Cupia ha pensato un programma capace di emozionare in ogni nota anche chi si avvicina per la prima volta a questo genere musicale e/o non conosce l’opera a memoria.

Da Händel a Verdi, da Mozart a Bizet: un viaggio che attraversa tre secoli di musica e fa vibrare l’anima.
Dall’Halleluja che scuote i cori al potente O Fortuna dei Carmina Burana, passando per la passione di Carmen, la grazia di Bellini e i brividi del Nabucco di Giuseppe Verdi.
Il finale sarà un crescendo di ritmo, colori e allegria: l’esuberanza di Bedřich Smetana con il coro “Proč bychom” da La sposa venduta e l’irresistibile brio spagnolo dell’Ensalada madrileña di Pablo Sorozábal.

Sul palco si esibiranno i 70 coristi del Coro Lirico di Lugano insieme al coro giovanile «La Musica» diretto da Julia Gertseva.
Come solisti: Julia Gertseva (mezzosoprano), Eugene Villanueva (baritono) e, dal Coro Lirico, Luana Pangallo e Livia Somkuti (soprani), Fabio Valsangiacomo e Maro Nicoletti (tenori).
Li accompagneranno 36 musicisti dell’Orchestra Opera Viva, sotto la direzione del Maestro Andrea Cupia.

Questo concerto inaugura le celebrazioni per i 20 anni di attività del Coro Lirico di Lugano, che culmineranno il 22 novembre al LAC con la monumentale Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, composta in memoria di Alessandro Manzoni.
Per questo concerto, il Coro Lirico offrirà a chi potrà dimostrare di avere partecipato al concerto di primavera una «priorità» nell’acquisto dei biglietti per il Requiem.
Un motivo supplementare per essere presenti al Palazzo dei Congressi.

I biglietti sono disponibili su biglietteria.ch Codice QR per l'acquisto dei biglietti

8 marzo, svizzeri alle urne

Ho ricevuto il materiale per la votazione popolare dell’8 marzo 2026.
Come tutte le persone che in Svizzera hanno il diritto di voto, sono invitato a esprimere un Sì o un No su tre iniziative popolari e un referendum.

Le iniziative popolari vogliono iscrivere nella Costituzione federale:

  • la garanzia che in Svizzera sia sempre disponibile denaro sufficiente per permettere, anche in futuro, di poter pagare in contanti. Inoltre, il franco dovrà essere la valuta svizzera.
    Il principio è condiviso. Gli svizzeri devono dire se intendono affidare questo compito al Governo e alle Camere federali (proposta dell’iniziativa popolare) oppure alla BNS, Banca Nazionale Svizzera (proposta del controprogetto diretto).
  • l’importo massimo di CHF 200 (all’anno) per il canone radiotelevisivo che non dovrà più essere pagato anche dalle aziende.
  • un «fondo per il clima» nel quale versare ogni anno (fino al 2050) da quattro a otto miliardi di franchi all’anno per dare alla Confederazione le risorse per investire più soldi nella lotta contro il cambiamento climatico e le sue conseguenze.

Nel referendum (chiesto dal popolo e da dieci Cantoni), le elettrici e gli elettori dovranno accettare o respingere la legge che introduce – per le imposte federali, cantonali e comunali la tassazione individuale anche per le persone unite in matrimonio. In altre parole, se la proposta fosse accolta, in futuro le coppie sposate non saranno più sono tassate sommando il reddito e il patrimonio dei due. Ciascun componente sarebbe invece tassato secondo il suo reddito e la sua sostanza.

Note sulle modalità di voto:

  • ogni avente diritto di voto riceve a domicilio le schede di voto e un opuscolo informativo che informa sul tema in votazione e riassume le ragioni di chi sostiene il Sì e il No
  • è possibile «votare per corrispondenza» ovvero inviare le schede per posta (o depositarle nelle buche lettere nei pressi delle sedi comunali). La proceduta assicura la segretezza del voto.
    Sono conteggiate le schede che arrivano alle cancellerie dei Comuni entro le 12.00 di domenica 8 marzo.
  • Le modifiche della Costituzione federale per entrare in vigore devono ottenere la doppia maggioranza: il Sì deve prevalere nel voto dei cittadini ed anche nella maggioranza dei 26 Cantoni. Il risultato è valido indipendentemente dal numero dei votanti.
    In caso di controprogetto diretto – come sul tema del denaro contante – chi vota può dire Sì o No all’iniziativa e al controprogetto, ma può anche esprimere due Sì o due No. Per questo, a chi vota è chiesto anche di indicare quale delle due soluzioni preferisce nel caso in cui tutte e due raggiungano la doppia maggioranza
  • Per il referendum è invece sufficiente che si esprima con il Sì la maggioranza dei votanti, indipendentemente dalla partecipazione.

«Una notte a Theran» con Cecilia Sala

Ieri sera, a Lugano, ho potuto ascoltare Cecilia Sala in «Una notte a Theran», il racconto teatrale delle aspirazioni dei giovani iraniani e della sua esperienza nel carcere di Evin.
Seguo regolarmente il lavoro di Cecilia Sala per il podcast «Stories» e nelle collaborazioni con Chora Media e ho letto «I figli dell’odio». Per questo ho ritrovato nelle parole di Cecilia Sala lunghi tratti delle testimonianze che avevo già ascoltato o letto.

Eppure, ascoltarle dalla sua voce e arricchite da immagini e suoni crea emozioni più intense. Ancor più intense se ascoltate con la consapevolezza di quanto accaduto in Iran negli scorsi giorni e delle sofferenze che colpiscono i giovani iraniani anche adesso che – secondo il Corriere del Ticino – il regime avrebbe soffocato le proteste.
Sullo sfondo immagino, con le parole di Cecilia Sala, le strade ricoperte dei sacchi neri che avvolgono i numerosi cadaveri, il dolore dei parenti ed anche le preoccupazioni di genitori e nonni che dopo essere scesi almeno una volta in piazza a fianco di figli e nipoti adesso li supplicano di rimanere a casa.

Una domanda resta senza risposta: «io cosa posso fare per essere al loro fianco?»

Solidarietà e giustizia dopo l’incendio di Capodanno in Svizzera

Sono le 14.00 del 9 gennaio 2026. Tutta la Svizzera è ferma per un minuto di silenzio rotto solo dal suono delle campane di tutte le chiese per sottolineare un lutto nazionale.

A Martigny, nel Canton Vallese, è in corso un momento rituale per ricordare le 40 giovani vittime dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana e per esprimere sentimenti di solidarietà ai feriti che ancora lottano per la vita negli ospedali, a tutti i loro famigliari e amici. È però anche l’occasione per esprimere un Grazie a quanti sono intervenuti e ancora lavorano per soccorrere e curare i feriti e alla collaborazione di Italia e Francia e degli altri Cantoni svizzeri e di altre nazioni.

Vivo questo momento pregando per le vittime, i feriti e i loro famigliari.

Sono però consapevole che la preghiera, la solidarietà e la vicinanza non possono bastare.
Per superare questo lutto, per ritrovare una normalità «dopo Crans-Montana» è necessario riconoscere gli errori e punire (secondo le leggi e la giustizia svizzere) i responsabili delle negligenze che hanno causato ed aggravato il bilancio di questa tragedia.

Il tragico bilancio dell’incendio di Capodanno è – per quanto ne so in questo momento – il risultato di un lungo e prolungato elenco di errori e negligenze a più livelli e di più persone. In gioco ci sono possibili lacune nelle basi legali, mancanze nelle procedure per la concessione della licenza edilizia, nella scelta dei materiali, nell’assenza di regolari controlli. Poi, la sera del 31 dicembre 2025, sembrano esserci state negligenze anche nel controllare il numero dei presenti nel bar, nell’accensione delle candele pirotecniche, nella gestione delle uscite di sicurezza e forse anche altre.

La giustizia svizzera ha la responsabilità e il dovere di fare chiarezza in modo rigoroso su queste negligenze, precisarne la gravità e punire chi ha agito con negligenza.

Mentre scrivo, ascolto le parole pronunciate nella cerimonia di commemorazione in corso a Martigny. Sono parole di solidarietà, di vicinanza al dolore delle famiglie e di molti giovani e, da parte delle autorità, di scuse a nome di tutto il Paese.
Nulla e nessuno potrà però riportare in vita le persone. Per questo, la solidarietà e le emozioni condivise da un’intera comunità, devono diventare le fondamenta di un cammino al temine del quale si possa ritrovare il sole della speranza: per i feriti, per le famiglie e gli amici, per Crans-Montana, il Vallese e la Svizzera. Lo dobbiamo anche – per riprendere le parole del presidente della Confederazione – a tutti i giovani che sono morti nel bar «Le constellation» e che ora sono «stelle che brillano nel cielo».
Come adulti (genitori e nonni) abbiamo poi il dovere di fare in modo che una tale tragedia non si ripeta ma, soprattutto, di accogliere l’appello dei giovani: «aiutateci ad andare avanti, a credere e lottare per ciò che conta davvero e per aggiungere vita ad ogni giorno».