«Una notte a Theran» con Cecilia Sala

Ieri sera, a Lugano, ho potuto ascoltare Cecilia Sala in «Una notte a Theran», il racconto teatrale delle aspirazioni dei giovani iraniani e della sua esperienza nel carcere di Evin.
Seguo regolarmente il lavoro di Cecilia Sala per il podcast «Stories» e nelle collaborazioni con Chora Media e ho letto «I figli dell’odio». Per questo ho ritrovato nelle parole di Cecilia Sala lunghi tratti delle testimonianze che avevo già ascoltato o letto.

Eppure, ascoltarle dalla sua voce e arricchite da immagini e suoni crea emozioni più intense. Ancor più intense se ascoltate con la consapevolezza di quanto accaduto in Iran negli scorsi giorni e delle sofferenze che colpiscono i giovani iraniani anche adesso che – secondo il Corriere del Ticino – il regime avrebbe soffocato le proteste.
Sullo sfondo immagino, con le parole di Cecilia Sala, le strade ricoperte dei sacchi neri che avvolgono i numerosi cadaveri, il dolore dei parenti ed anche le preoccupazioni di genitori e nonni che dopo essere scesi almeno una volta in piazza a fianco di figli e nipoti adesso li supplicano di rimanere a casa.

Una domanda resta senza risposta: «io cosa posso fare per essere al loro fianco?»