Sono le 14.00 del 9 gennaio 2026. Tutta la Svizzera è ferma per un minuto di silenzio rotto solo dal suono delle campane di tutte le chiese per sottolineare un lutto nazionale.
A Martigny, nel Canton Vallese, è in corso un momento rituale per ricordare le 40 giovani vittime dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana e per esprimere sentimenti di solidarietà ai feriti che ancora lottano per la vita negli ospedali, a tutti i loro famigliari e amici. È però anche l’occasione per esprimere un Grazie a quanti sono intervenuti e ancora lavorano per soccorrere e curare i feriti e alla collaborazione di Italia e Francia e degli altri Cantoni svizzeri e di altre nazioni.
Vivo questo momento pregando per le vittime, i feriti e i loro famigliari.
Sono però consapevole che la preghiera, la solidarietà e la vicinanza non possono bastare.
Per superare questo lutto, per ritrovare una normalità «dopo Crans-Montana» è necessario riconoscere gli errori e punire (secondo le leggi e la giustizia svizzere) i responsabili delle negligenze che hanno causato ed aggravato il bilancio di questa tragedia.
Il tragico bilancio dell’incendio di Capodanno è – per quanto ne so in questo momento – il risultato di un lungo e prolungato elenco di errori e negligenze a più livelli e di più persone. In gioco ci sono possibili lacune nelle basi legali, mancanze nelle procedure per la concessione della licenza edilizia, nella scelta dei materiali, nell’assenza di regolari controlli. Poi, la sera del 31 dicembre 2025, sembrano esserci state negligenze anche nel controllare il numero dei presenti nel bar, nell’accensione delle candele pirotecniche, nella gestione delle uscite di sicurezza e forse anche altre.
La giustizia svizzera ha la responsabilità e il dovere di fare chiarezza in modo rigoroso su queste negligenze, precisarne la gravità e punire chi ha agito con negligenza.
Mentre scrivo, ascolto le parole pronunciate nella cerimonia di commemorazione in corso a Martigny. Sono parole di solidarietà, di vicinanza al dolore delle famiglie e di molti giovani e, da parte delle autorità, di scuse a nome di tutto il Paese.
Nulla e nessuno potrà però riportare in vita le persone. Per questo, la solidarietà e le emozioni condivise da un’intera comunità, devono diventare le fondamenta di un cammino al temine del quale si possa ritrovare il sole della speranza: per i feriti, per le famiglie e gli amici, per Crans-Montana, il Vallese e la Svizzera. Lo dobbiamo anche – per riprendere le parole del presidente della Confederazione – a tutti i giovani che sono morti nel bar «Le constellation» e che ora sono «stelle che brillano nel cielo».
Come adulti (genitori e nonni) abbiamo poi il dovere di fare in modo che una tale tragedia non si ripeta ma, soprattutto, di accogliere l’appello dei giovani: «aiutateci ad andare avanti, a credere e lottare per ciò che conta davvero e per aggiungere vita ad ogni giorno».
