Una triste (l’ennesima) serata

Qualche giorno fa ho ricevuto da due amici (Filippo Lombardi e Michele Bertini) l’invito ad acquistare i biglietti per la lotteria HCAP a sostegno del settore giovanile a favore del quale ho peraltro già sottoscritto la Membership Card. Ancora una volta (l’ennesima), l’Ambrì chiede ai suoi tifosi di mettere una mano sul cuore (e l’altra sui metodi di pagamento) per sostenere la società e le squadre. È la richiesta di confermare una fiducia che, però, quest’anno vacilla.

Venerdì 2 gennaio, sono arrivato alla Gottardo Arena con sentimenti contrastanti: la delusione per la partita con l’Ajoie del 23 dicembre, la sensazione di vuoto per i silenzi della società, la speranza di vedere finalmente una squadra pronta a lottare e, alla fine, di poter finalmente sventolare la nuova sciarpa.

Ma già dal primo ingaggio (perso) ho avuto la sensazione che le mie speranze sarebbero rimaste tali.
Il primo tempo è stata una sofferenza (cristallizzata nel bilancio di 5 tiri a 14): solo le parate di Wütrich hanno evitato il peggio. Nulla ha potuto sul gol di Salzgeber per altro lasciato libero di prendere tranquillamente la mira.
Nel secondo tempo per alcuni minuti il “momentum” è stato positivo ma non si è segnato (e non nemmeno ricordo situazioni limpide o big-saves del portiere del Langnau).
Il periodo più deludente è però stato il terzo: difficoltà a superare il filtro a centro pista per istallarsi nel terzo d’attacco, errori anche banali, confusione nella gestione del disco in attacco. Il segnale di come sarebbe finita la serata l’ho colto verso il 50′ quando ho visto uno degli stranieri (poco importa chi) tornare in panchina come se il gioco fosse fermo mentre invece l’Ambrì era in attacco e in possesso del disco.

È finita con una sconfitta 3:0 ma questa volta (come già contro l’Ajoie) senza la consolazione di avere visto l’Ambrì giocare bene o, almeno, dare tutto e il meglio.

Siamo appena a gennaio ma la sensazione è di delusione per la stagione 2025/26. Crescono anche i timori per quel che potrebbe succedere a marzo: il play-out e (dopo quanto visto prima di Natale) lo spareggio per restare in National League. E non oso pensare a quella successiva.

Resta ancora, al momento, il supporto di molti tifosi.
Ho però la sensazione che il numero dei biglietti venduti per ogni partita (anche ieri sera più di 6’400 su un massimo di 6’775) nasconda la realtà di una disaffezione in crescita: più che il numero dei biglietti venduti è indicativo quello degli spettatori effettivamente presenti conteggiando anche il numero seggiolini (sembrano sempre di più) che restano vuoti.

Essere tifosi dell’Ambrì significa saper soffrire, sperare contro l’evidenza; tuttavia è sempre più difficile rendere ragione di questa speranza.
Credo nella parole di capitan Grassi e degli altri giocatori che non si arrendono e vogliono raddrizzare la situazione.
Aspetto poterle finalmente tradotte nei fatti: stasera a Davos o martedì nel “derby del Gottardo” contro lo Zugo. In attesa che anche dalla società arrivino finalmente notizie positive (meglio se prima dell’8 febbraio 2026).
Nell’attesa, sempre e ancora: “Forza Ambrì

Fotografia tratta da heshootscoores.com

19 febbraio 1977: «L’Ambrì Piotta s’impone al Bienne»

Non è facile essere tifosi dell’Ambrì.
La sofferenza è una compagna spesso presente.

Dopo quattro sconfitte, martedì sera si torna alla Gottardo Arena.
Sarà la prima di due partite davvero difficili. Dopo il Bienne – che guida la classifica con 22 punti in 9 partite, venerdì sarà il giorno del primo derby nella nostra nuova casa.
E il Lugano si presenterà sullo slancio di una convincente vittoria con il Berna.
La pancia del tifoso già pregusta due partite intense e si augura due successi. Ma la ragione suggerisce risultati che potrebbero essere diversi.

Sono però certo di poter vivere due partite intense, nelle quali nella nuova casa dell’Ambrì torni a soffiare forte lo «spirito della valle» che molte volte ha deciso le partite alla vecchia Valascia.

La cronaca del Popolo e Libertà sul «difficile test» dell’Ambrì contro «il forte Bienne che mai aveva perduto alla Valascia»

I ricordi tornano agli anni del Popolo e Libertà, alle cronache dalla Valascia dell’indimenticato Virgilio Nova. Ho provato a ricercare uno dei suoi articoli nell’archivio digitale del Sistema bibliotecario ticinese (SBT). Invano.

Ho però trovato la cronaca di una partita importante, giocata il 19 febbraio 1977 e finita con una vittoria contro il Bienne. Una serata nella quale la squadra ha «premiato i suoi sostenitori» dopo «averli fatti soffrire» per le ventisette partite della stagione.

Una partita iniziata male (0-2 al 7’) e poi girata con due reti di Luca Rossetti e una di Genuizzi che al 28’ ha segnato quello che oggi sarebbe il winning goal. Di Johner (2) e Fabrizio Ticozzi le altre reti per il risultato finale di 6-3.

Quella sera, in palio c’era la salvezza.
Martedì saremo solo alle prime partite della nuova stagione.
Mi auguro però di ritrovare sul ghiaccio lo stesso spirito e di poter festeggiare una vittoria.

11 settembre 2021: che serata!

La prima serata nella nuova Gottardo Arena è finita come speravo: una vittoria, il canto de «La Montanara», il Geyser sound e il giro di pista della squadra a salutare i tifosi. È stata la ciliegina sulla torta di una festa che mi ha regalato molte emozioni.

Un groppo alla gola arriva già prima dell’inizio, sulle note de La Montanara cantata dai «Blue Guitars» e dedicata «agli amici, agli eroi e alle migliaia di tifosi che oggi ci guardano da lassù».

La prima La Montanara nella nuova Gottardo Arena

In un’ideale dissolvenza, la nuova pista diventa «una capanna cosparsa di fior» e «Soreghina, la figlia del sol» sostituisce l’immagine di Filippo Lombardi che non riesce a nascondere l’emozione, un pizzico d’orgoglio e la gratitudine verso chi ha contributo a realizzare il motto della sfida per la nuova pista: «Era impossibile, quindi l’abbiamo fatto».

Inizia la partita e al secondo minuto ecco la prima rete che lega il nome di Johnny Kneubühler alla storia dell’HCAP. Nei successivi 58 minuti arriveranno altre cinque reti.

Nel mio intimo esulto più forte per le due reti segnate da Isacco e Zaccheo Dotti.
Non so se la loro possa davvero essere una leggenda così come la racconta qui Giorgio Genetelli.
Io, ricordo Isacco e Zaccheo ancora bambini.
Poi, negli anni ho seguito i loro passi sulle piste: dalle giovanili dell’Ambri, ai Rockets, fino alla vittoria della Coppa Svizzera di Zaccheo con l’Ajoie e alla sua commossa dedica al nonno Giordano che, nel 1962, l’aveva vinta con l’Ambrì.
Sono stato contento di saperli di nuovo insieme in biancoblù e di essere stato presente ad una serata anche per loro davvero speciale.  

HCAP: un mare di emozioni

Manca solo una settimana alla prima partita dell’Ambrì nella sua nuova casa.

Siamo in molti ad aspettare questo momento e sabato sera sarà una festa e un’emozione fortissima cantare La Montanara prima della partita per ringraziare Filippo Lombardi e tutti quanti hanno lavorato per ottenere questa vittoria.

Ci sarò anch’io, nel settore E, fila 10, posto 21, pronto a condividere la passione e le emozioni con le persone più vicine e con tutti i tifosi dell’HCAP.

Sono tifoso dell’Ambrì fin da quando, da bambino, ascoltavo di nascosto (invece di dormire) le radiocronache dalla Valascia o dalle altre piste. Tante gioie, qualche delusione.
In tutti questi anni, però, ho visto solo poche partite dal vivo.
Quest’anno – complice anche la pensione – ho deciso di rendere più concreto il mio sostegno alla «squadra del cuore» ed anche di provare a raccontare qui una parte della mia esperienza in pista.
Non una cronaca sportiva ma emozioni, pensieri, incontri legati dal filo rosso della passione per l’Ambrì.

A presto.