«Una notte a Theran» con Cecilia Sala

Ieri sera, a Lugano, ho potuto ascoltare Cecilia Sala in «Una notte a Theran», il racconto teatrale delle aspirazioni dei giovani iraniani e della sua esperienza nel carcere di Evin.
Seguo regolarmente il lavoro di Cecilia Sala per il podcast «Stories» e nelle collaborazioni con Chora Media e ho letto «I figli dell’odio». Per questo ho ritrovato nelle parole di Cecilia Sala lunghi tratti delle testimonianze che avevo già ascoltato o letto.

Eppure, ascoltarle dalla sua voce e arricchite da immagini e suoni crea emozioni più intense. Ancor più intense se ascoltate con la consapevolezza di quanto accaduto in Iran negli scorsi giorni e delle sofferenze che colpiscono i giovani iraniani anche adesso che – secondo il Corriere del Ticino – il regime avrebbe soffocato le proteste.
Sullo sfondo immagino, con le parole di Cecilia Sala, le strade ricoperte dei sacchi neri che avvolgono i numerosi cadaveri, il dolore dei parenti ed anche le preoccupazioni di genitori e nonni che dopo essere scesi almeno una volta in piazza a fianco di figli e nipoti adesso li supplicano di rimanere a casa.

Una domanda resta senza risposta: «io cosa posso fare per essere al loro fianco?»

Solidarietà e giustizia dopo l’incendio di Capodanno in Svizzera

Sono le 14.00 del 9 gennaio 2026. Tutta la Svizzera è ferma per un minuto di silenzio rotto solo dal suono delle campane di tutte le chiese per sottolineare un lutto nazionale.

A Martigny, nel Canton Vallese, è in corso un momento rituale per ricordare le 40 giovani vittime dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana e per esprimere sentimenti di solidarietà ai feriti che ancora lottano per la vita negli ospedali, a tutti i loro famigliari e amici. È però anche l’occasione per esprimere un Grazie a quanti sono intervenuti e ancora lavorano per soccorrere e curare i feriti e alla collaborazione di Italia e Francia e degli altri Cantoni svizzeri e di altre nazioni.

Vivo questo momento pregando per le vittime, i feriti e i loro famigliari.

Sono però consapevole che la preghiera, la solidarietà e la vicinanza non possono bastare.
Per superare questo lutto, per ritrovare una normalità «dopo Crans-Montana» è necessario riconoscere gli errori e punire (secondo le leggi e la giustizia svizzere) i responsabili delle negligenze che hanno causato ed aggravato il bilancio di questa tragedia.

Il tragico bilancio dell’incendio di Capodanno è – per quanto ne so in questo momento – il risultato di un lungo e prolungato elenco di errori e negligenze a più livelli e di più persone. In gioco ci sono possibili lacune nelle basi legali, mancanze nelle procedure per la concessione della licenza edilizia, nella scelta dei materiali, nell’assenza di regolari controlli. Poi, la sera del 31 dicembre 2025, sembrano esserci state negligenze anche nel controllare il numero dei presenti nel bar, nell’accensione delle candele pirotecniche, nella gestione delle uscite di sicurezza e forse anche altre.

La giustizia svizzera ha la responsabilità e il dovere di fare chiarezza in modo rigoroso su queste negligenze, precisarne la gravità e punire chi ha agito con negligenza.

Mentre scrivo, ascolto le parole pronunciate nella cerimonia di commemorazione in corso a Martigny. Sono parole di solidarietà, di vicinanza al dolore delle famiglie e di molti giovani e, da parte delle autorità, di scuse a nome di tutto il Paese.
Nulla e nessuno potrà però riportare in vita le persone. Per questo, la solidarietà e le emozioni condivise da un’intera comunità, devono diventare le fondamenta di un cammino al temine del quale si possa ritrovare il sole della speranza: per i feriti, per le famiglie e gli amici, per Crans-Montana, il Vallese e la Svizzera. Lo dobbiamo anche – per riprendere le parole del presidente della Confederazione – a tutti i giovani che sono morti nel bar «Le constellation» e che ora sono «stelle che brillano nel cielo».
Come adulti (genitori e nonni) abbiamo poi il dovere di fare in modo che una tale tragedia non si ripeta ma, soprattutto, di accogliere l’appello dei giovani: «aiutateci ad andare avanti, a credere e lottare per ciò che conta davvero e per aggiungere vita ad ogni giorno».

Domenica 22 ottobre, ricordiamoci di votare

Manca meno di una settimana alle Elezioni federali di domenica 22 ottobre. Un appuntamento che – secondo i sondaggi – sembra non suscitare molto interesse.


Nei commenti ai risultati dell’ultimo sondaggio della SSR sono emersi due aspetti che mi preoccupano: il numero delle persone che intendono votare è ancora in diminuzione e dai risultati potrebbe scaturire una minore presenza delle donne tra i 246 rappresentantə del popolo svizzero a Berna.

E allora? Ricordiamoci di votare (per corrispondenza o recandoci al seggio) entro domenica alle 12.00.
Per quanto mi riguarda, inoltre, sulla mia scheda ci sarà una maggioranza di voti a donne che, a mio avviso, possono ben rappresentare il Ticino a Berna.

Amor omnia vincit

L’amore ha mille volti.
La letteratura e la musica ne raccontano la bellezza e i lati più tragici

L’amore è la strada verso la pace – Mahatma Gandhi

Ieri sera, a Olivone, ho potuto assaporare alcune tessere di questo ricco mosaico grazie ai testi scelti dalle animatrici della Biblioteca comunale di Blenio.

Introdotti da Lorenza Gatti, i lettori Pietro Aiani, Nelly Aspari, Rosilde Bozzini, Francesco Oleggini e Enrico Poli mi hanno guidato da Shakespeare a Prévert, dalla tenerezza di due giovani amanti ai ricordi di un amore inghiottiti dall’avanzare dell’età.
Tra una lettura e l’altra brani musicali interpretati da Magda Bianchini al flauto e Naoko Hirose al pianoforte.

Una bella serata che sarà riproposta giovedì 30 settembre alla Bibliomedia di Biasca e giovedì il 7 ottobre alla Filanda di Mendrisio.