Il telegiornale e la Cassa malati unica

Telegiornale RSI La1 di martedì 26 agosto 2014. Edizione delle 20:00.

Al minuto 13:09, Alessia Caldelari riferisce che: «L’iniziativa per la Cassa Malati unica riceve il sostegno della maggioranza della Conferenza latina degli Affari sanitari e sociali. L’organo raggruppa i direttori dei Dipartimenti della Sanità di otto Cantoni latini, tra questi anche il Ticino».

Ohibò! Paolo Beltraminelli ha sempre invitato a votare No; i colleghi latini l’hanno forse convinto a cambiare idea?
La mia domanda resta senza risposta e il servizio si chiude lasciando nel telespettatore l’idea che anche il Ticino sia schierato per il Sì.

Mercoledì 27 agosto 2014. Su La Regione Ticino, trovo la conferma di un servizio perlomeno incompleto, se non proprio «di parte». Infatti, in occasione della riunione della citata Conferenza, Paolo Beltraminelli è stato il solo a dire No alla Cassa Malati unica.
Infatti – spiega il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli, favorevole – poiché dopo discussione interna il governo ticinese ha ritenuto di non prendere posizione, ogni Consigliere di Stato può esprimersi liberamente sul tema della Cassa Malati unica.

Manuele Bertoli per il Sì e Paolo Beltraminelli per il No.

Pareggio in Governo, ma la Rsi ne esce chiaramente sconfitta e, almeno, con un bel cartellino giallo alla redazione del Telegiornale.

Ciao, Callisto

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Fra poche ore, con Mariagrazia, sarò tra i molti tuoi amici che si ritroveranno nella Chiesa del Sacro Cuore a Bellinzona per darti un ultimo saluto terreno.
Rivedo il tuo sorriso sereno e ti immagino mentre ci guardi da lontano, o vicino a ciascuna delle persone che ti hanno stimato, aiutato, voluto bene, amato.

In questi giorni ripercorro alcuni momenti che abbiamo avuto la fortuna di vivere con te: le riunioni del Comitato di Comunità Familiare, il corso ECA, le gite culturali e religiose a Roma, Firenze e forse Assisi. Scorrono le immagini e mi sorprendo per il numero delle persone che mi hai permesso di incontrare.

Forte è anche il ricordo di quanto ho imparato da te sull’impegno nel sociale e in Politica, sul ruolo e l’impegno del volontariato.

Ti devo molto anche della mia crescita personale e ti sono grato per avermi accompagnato (direttamente e con i tuoi scritti) nella ricerca di una Fede matura. Ricordo le Messe domenicali con le famiglie a Sorengo (con Gianpiero e molti altri), il cammino di preparazione al Battesimo di Francesco, alcuni corsi fidanzati animati con te, le tue omelie.

Mi hai permesso di dare (poco) ed in cambio mi hai donato moltissimo.

Grazie per quello che hai dato e insegnato a me, a noi, a molti.

Grazie perché so che in un modo misterioso ma reale continuerai a restare vicino a quanti continueranno il tuo impegno nel solco del tuo esempio.

Un abbraccio.

Matteo

Ticinesi campioni del mondo

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Negli scorsi giorni Luca Torricelli chef del Ristorante Argentino di Breganzona ha conquistato il titolo di Pasta World Champion 2014.

Un successo che ho scoperto grazie al blog «Le vie del gusto» di LiberaTV, un altro alloro mondiale nel campo della eno-gastronomia che si aggiunge a quello di Paolo Basso, premiato quale Miglior Sommelier del Mondo 2013.

Due successi che danno forza ad una mia convinzione: in Ticino «la festa è finita», ma con creatività, impegno, duro lavoro e capacità di confrontarci anche con l’estero abbiamo ancora le opportunità per conservare e migliorare il nostro benessere e la qualità di vita.

[Foto tratta dal sito ufficiale del Pasta World Championship]

 

Locarno e i quattro Festival

Domani sapremo chi ha vinto i Pardi di #Locarno67.
Spenti i riflettori, partiti gli ospiti, in Ticino si discuterà ancora del «gran rifiuto» di Polanski, di chi ha vinto e chi ha perso, chi è con o contro il Festival.

Io ho visto 4 Festival, ciascuno con una vita propria e distinta.

Il Festival dei cinefili, gli appassionati che vogliono divertirsi, confrontarsi, discutere ed imparare qualcosa da ogni film e dal dialogo con altri cultori della settima arte. Questo Festival avrebbe voluto applaudire Polanski ed ascoltare la sua lezione.

Il Festival di chi cerca soprattutto l’incontro con altre persone: nella sale, in Piazza e alla Rotonda. I film sono solo un pretesto. Il valore del Festival è nell’incontro, nel dialogo, nel divertimento condiviso. Con o senza Polanski.

C’è però anche il Festival «del potere», di chi va a Locarno per i ricevimenti esclusivi e per vedersi il film in Piazza nelle sedie riservate ai VIP. Qui si intrecciano relazioni e si rafforzano  collaborazioni. A volte, l’ambiente rilassato offre l’occasione per lanciare un’idea che diventa scintilla per un progetto o un affare. Se progetti, intese e collaborazioni servono al bene comune (negli affari come nella politica) anche questo Festival è positivo.

Per alcuni, però, partecipare al Festival «dei VIP» è soltanto l’occasione per illudersi di essere qualcuno. E così tra gli invitati si intrufolano anche umarells (in italiano: piccoli uomini) che essere notati devono alzare la voce, avviare polemiche, calare sentenze inappellabili. Complice il nostro provincialismo e una stagione avara di notizie, gli umarells affascinano i media locali, le testate di informazione online, chi commenta sui blog.

E così chi vive il quarto Festival (quello raccontato) ha l’impressione che ci siano solo polemiche, mondanità, affari per pochi anche se una parte dei soldi è di tutti.

Per me, il Festival vero, quello che genera un valore aggiunto (anche, anzi soprattutto, non monetizzabile) è quello degli appassionati di film, conoscitori o semplici curiosi che vogliono imparare e saperne di più.

Sarebbe peccato se questo Festival fosse messo in pericolo dalla nostra incapacità di capirlo e sostenerlo.

La Svizzera ha molti aspetti

Ieri e oggi, a Balsthal (SO) ho partecipato all’annuale riunione “extra-muros” del Comitato SAB, il gruppo svizzero che difende gli interessi delle regioni e dei Comuni di montagna e degli spazi rurali.
Fra i molti temi discussi ne ricordo alcuni: attualità e futuro della politica agricola svizzera, la nuova strategia per la gestione del lupo e della lince, le indicazioni di voto per il 28 settembre.
La due giorni di intenso lavoro, iniziata con la presentazione del parco naturale regionale della Thal, ha avuto quale piacevole intermezzo l’incontro con alcuni ospiti della regione accolti dal presidente Isidor Baumann e dal presidente del Consiglio nazionale Ruedi Lustenberger (membro del Comitato SAB): il Consigliere nazionale Kurt Fluri, sindaco di Soletta e presidente dell’Unione delle Città Svizzera, il presidente del Gran Consiglio di Soletta Peter Brotschi, il Consigliere di Stato Roland Fürst e altri graditi ospiti.

Un momento di incontro e scambio di esperienze con le autorità locali, occasione per interessanti scambi di esperienze, per conoscere una Svizzera dai molti aspetti (vielseitig) ed anche per far conoscere il Ticino e capire come ci vedono (con attenzione e simpatia) gli amici Confederati.
Con un pizzico di nostalgia per l’occasione mancata dai nostri politici l’anno scorso, quando la “due giorni” del SAB si è svolta a Ponte Tresa.

SAB

«Fetido balzello»: i conti non tornano

Data per imminente già nel giugno 2013, è stata presentata giovedì la soluzione cantonale per la tassa sul sacco.
Una bella notizia (per l’ambiente) che suscita in me sentimenti contrastanti.

Prevale la soddisfazione di ritrovare nel messaggio del Consiglio di Stato la conferma di tutti gli argomenti sostenuti (ahimè senza successo) prima del voto sul Regolamento comunale dei rifiuti per Monteceneri. Compreso quello secondo il quale le tasse dovrebbero coprire il totale dei costi (e non già al massimo il 70%).
La lettura del messaggio permetterà ai miei concittadini di sapere chi ha raccontato loro verità o bugie.

Capisco anche gli sforzi del Consigliere di Stato on. Claudio Zali che da ex-giudice deve far rispettare la legge e le sentenze del Tribunale federale, mentre, entrato in Governo come un «leghista duro e puro» si ritrova a dover giustificare l’imposizione ai Comuni del «fetido balzello» ferocemente escluso da Giuliano Bignasca.

Comprensibile, dunque il tentativo di sdoganarlo proponendo (meglio imponendo ai Comuni) un sacco «ampiamente scontato»: sento già gli amici leghisti darmi del «ladro o disonesto» per avere proposto in Municipio un sacco da Fr. 1.20 per 35 litri.
Ma i conti non tornano.

Giustamente la proposta di legge impone, accanto alla tassa sul sacco anche una tassa base che copra tra gli altri anche «i costi  per i quali non è determinabile un nesso causale con i quantitativi per i rifiuti prodotti».
Poi però il Consiglio di Stato propone di fissare la tassa sul sacco tenendo conto soltanto dei costi per l’incenerimento dei rifiuti all’ACR di Giubiasco.

Del tutto dimenticati (o ingiustamente caricate sulla tassa base) i costi per la produzione e la distribuzione dei sacchi. Eppure sembrerebbe normale non caricare su chi utilizza meno sacchi anche i costi causati dai concittadini meno diligenti.
Facciamo dunque due conti:

  • Costo di smaltimento (IVA compresa): Fr. 183.60 la tonnellata, ovvero Fr. 0.1836 al kg; per 5 kg: Fr. 0.92
  • Costo del sacco: da Fr. 0.12 a Fr. 0.16 (secondo il messaggio del CdS); ipotizzo che siano compresi anche i costi per la distribuzione
  • Totale (incenerimento e sacco): da Fr. 1.04 a Fr. 1.08

Restano  poi aperte tre questioni:

  • L’ipotesi di un peso medio di 5 Kg per un sacco di 35l è basata sulle più recenti statistiche; si tratta però di una media mentre gli stessi dati dimostrano che con la tassa sul sacco il peso di un sacco tende ad aumentare. È pertanto possibile che con il costo fissato a livello cantonale (specie se entro una forchetta molto stretta) i Comuni debbano caricare una parte dei costi anche sulla tassa base, contravvenendo così alle indicazione della legge (federale e cantonale).
  • Almeno una parte dei costi di raccolta sono riconducibili al volume dei rifiuti: in particolare nei casi in cui (per talune parti del territorio comunale) si rendano necessari dei giri di raccolta supplementari.
  • Il Tribunale federale ha sì confermato la legittimità di una tassa base indipendente dai quantitativi per finanziare infrastrutture e servizi che devono essere mantenute indipendentemente dalla loro utilizzazione ma ha pure stabilito che «la proporzione tra la tassa base e quella proporzionale ai quantitativi deve corrispondere approssimativamente al rapporto tra i costi fissi per un terzo e i costi variabili per due terzi».

Insomma: il messaggio del Consiglio di Stato è un primo passo importante ma il lavoro non è concluso.
Spetta ora al Gran Consiglio dare risposte convincenti a queste (ed altre questioni).
E se poi il costo del sacco da 35l dovesse essere fissato tra Fr. 1.20 e Fr. 1.80, pazienza.
In nessun caso i Comuni dovranno e potranno prelevare più dei costi effettivi.

Tutta da verificare, poi, anche l’affermazione secondo la quale per i cittadini non ci saranno aumenti.
Infatti, oggi, la maggior parte dei casi i Comuni preleva il 70% – 80% dei costi del servizio rifiuti.
Con il «fetido balzello» dell’on. Claudio Zali dovranno invece finanziare la totalità dei costi!
Com’è possibile che il costo per i cittadini possa diminuire sensibilmente se i Comuni dovranno prelevare dal 20 al 30% in più? 
Al più, il costo totale potrebbe essere neutro se le contingenze permetteranno di ridurre le imposte. Vista la situazione generale è però più probabile che grazie alle nuove tasse (e all’obbligo di coprire tutti i costi) si potranno evitare ulteriori aumenti del moltiplicatore!
Ma per chi oggi le imposte non le paga (ad esempio perché esente) ci sarà solo un aumento dei costi!

Né rottamatori né gattopardi

Il Caffè lancia oggi un appello «AAA cercasi classe dirigente» e si chiede «a quando un “Renzi” che anche in Ticino rottami la vecchia classe dirigente?».
Incipit interessante, anche se poi non ho trovato approfondimenti all’altezza delle promesse.

GattopardoSul punto di partenza sono d’accordo: per uscire dalla crisi attuale, il Ticino ha bisogno di nuove idee, di nuove modalità per risolvere i problemi (non solo gruppi di lavoro anchilosati) e, soprattutto di nuove persone pronte e capaci a lavorare insieme.

Per questo la politica (e in particolare PLRTPPD) deve definitivamente buttarsi alle spalle i secoli della «Politica a fucilate» [1] e lasciare riposare in pace i «martiri» Guglielmo Pedroni e Luigi Rossi[2] ma anche le nostalgie (e le invidie) per il «Governo di Paese» (o Pateracchio) rispettivamente per l’«Intesa di sinistra» (o del tavolo di sasso).
Semmai dovremmo avere tutti insieme la capacità di guardare alla nostra Storia per riconoscere gli sforzi fatti da tutti per il bene del Ticino e ricavarne indicazioni utili per il presente e il futuro.

Così, ad esempio, è importante capire che anche negli ultimi 20 anni la politica di è fatta «a fucilate»: fortunatamente senza morti o feriti ma con le armi più subdole del dileggio (camuffato da satira), del sospetto e della calunnia. Ed anche (almeno per me) di un sottile (e spregevole) piacere quando questi attacchi erano rivolti contro persone degli altri schieramenti.

Non credo però che il Ticino abbia bisogno di rottamatori.
Abbiamo invece bisogno di tessitori di nuovi rapporti (anche tra i partiti), di artigiani che sappiano rimettere insieme i cocci per costruire qualcosa di nuovo, di persone con visioni e con la capacità di tradurle in sfide e progetti.

Anche per questo sospetto di chi invoca «un Renzi ticinese» (perché mai dovrebbe essere un uomo?) se a chiedere a gran voce «un ricambio generazionale e un salto culturale all’interno delle classi dirigenti» sono esponenti di una classe politica che oltre ad avere lavorato per e nelle istituzioni ha «bruciato» una o due generazioni. Tra queste anche quei giovani che, all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, chiedevano a gran voce una nuova «cultura politica».

Per questo, mentre credo perciò che il Ticino non abbia bisogno di rottamatori, sono altrettanto convinto che non ha nemmeno bisogno di personaggi (o padrini) che, con il pretesto di chiedere il rinnovamento della politica, cercano (o almeno insinuano il sospetto) di riproporre le modalità e le logiche del secolo scorso.
Mi torna in mente il Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga come è [o torni come era], bisogna che tutto cambi»[3].

In conclusione: il Ticino ha bisogno di una nuova classe dirigente.
Diffidiamo però da chi tende a riproporre gli schemi e le modalità del passato e stiamo attenti ai profeti forse solo nostalgici dei «bei tempi» di una politica che, per il nostro bene, deve essere definitivamente consegnata alla Storia del nostro Ottocento e Novecento.

 

 

[1] Raffaello Ceschi; Ottocento Ticinese, Ed. Dadò, 1986; capitolo 2, pagina 31

[2] Vittime dei «Fatti di Stabio» del 22 ottobre 1876, rispettivamente della sommossa dell’11 settembre 1890

[3] Tommasi di Lampedusa, Il Gattopardo