«Una notte a Theran» con Cecilia Sala

Ieri sera, a Lugano, ho potuto ascoltare Cecilia Sala in «Una notte a Theran», il racconto teatrale delle aspirazioni dei giovani iraniani e della sua esperienza nel carcere di Evin.
Seguo regolarmente il lavoro di Cecilia Sala per il podcast «Stories» e nelle collaborazioni con Chora Media e ho letto «I figli dell’odio». Per questo ho ritrovato nelle parole di Cecilia Sala lunghi tratti delle testimonianze che avevo già ascoltato o letto.

Eppure, ascoltarle dalla sua voce e arricchite da immagini e suoni crea emozioni più intense. Ancor più intense se ascoltate con la consapevolezza di quanto accaduto in Iran negli scorsi giorni e delle sofferenze che colpiscono i giovani iraniani anche adesso che – secondo il Corriere del Ticino – il regime avrebbe soffocato le proteste.
Sullo sfondo immagino, con le parole di Cecilia Sala, le strade ricoperte dei sacchi neri che avvolgono i numerosi cadaveri, il dolore dei parenti ed anche le preoccupazioni di genitori e nonni che dopo essere scesi almeno una volta in piazza a fianco di figli e nipoti adesso li supplicano di rimanere a casa.

Una domanda resta senza risposta: «io cosa posso fare per essere al loro fianco?»

Orientarsi nelle ore buie della guerra

Dal 7 ottobre 2023, la guerra è ancora più vicina. Gli attacchi di Hamas contro Israele e la dura risposta del governo israeliano contro la Striscia di Gaza mi interrogano.

Voglio capire e non schierarmi tra l’una o l’altra delle tifoserie da stadio.

Anche per questo ho molto apprezzato «L’ora più buia» la newsletter di Cristina Cassese, che seguo da quando ho scoperto il suo Nomadismo professionale. La suggerisco alla vostra lettura.

Condivido anche la mia «dieta informativa» che alimenta il mio sforzo per comprendere le ragioni della due parti. Ogni giorno mi sono molto utili il Liveblog e gli articoli de Il Post, Morning (la rassegna stampa di Francesco Costa per gli abbonati), le puntate dedicate a questa guerra da Il Globo di Eugenio Cau, le Stories quotidiane di Cecilia Sala e da Il Mondo, il podcast di Internazionale.

Il «privilegio bianco» non è una colpa. Ma…

Sabrina Efionayi è una ragazza nigeriana, di 23 anni, nata e cresciuta in Italia.
Nel podcast «Storia del mio nome» rivela la sua esperienza, la ricerca della sua identità, l’amore e la sofferenza delle sue due mamme.
Un racconto intenso – «di straordinaria forza morale e civile» – che mi ha regalato scoperte e mi ha emozionato.
Soprattutto, mi ha interrogato, mi ha spinto a guardarmi dentro, a mettere in discussione molti miei atteggiamenti nei confronti degli immigrati che incontro nella vita di ogni giorno.

Non puoi fare nulla per diventare razzista, ma puoi fare un grande lavoro su te stesso per smetterlo di esserlo.

Ho scoperto che anch’io ho un «razzismo interiorizzato», fatto di automatismi che riconosco e con i quali non sempre sono pronto a fare i conti.

Vi invito ad ascoltare la storia di Sabrina.
Al termine del quinto episodio vi propongo di fare il «test» proposto da Sabrina per prendere coscienza che il nostro «privilegio bianco» (o di cittadino svizzero) non è una colpa ma lo diventa nel momento in cui ignoriamo ciò che succede a chi ha una pelle o un passaporto diverso non lo possiede.

Amor omnia vincit

L’amore ha mille volti.
La letteratura e la musica ne raccontano la bellezza e i lati più tragici

L’amore è la strada verso la pace – Mahatma Gandhi

Ieri sera, a Olivone, ho potuto assaporare alcune tessere di questo ricco mosaico grazie ai testi scelti dalle animatrici della Biblioteca comunale di Blenio.

Introdotti da Lorenza Gatti, i lettori Pietro Aiani, Nelly Aspari, Rosilde Bozzini, Francesco Oleggini e Enrico Poli mi hanno guidato da Shakespeare a Prévert, dalla tenerezza di due giovani amanti ai ricordi di un amore inghiottiti dall’avanzare dell’età.
Tra una lettura e l’altra brani musicali interpretati da Magda Bianchini al flauto e Naoko Hirose al pianoforte.

Una bella serata che sarà riproposta giovedì 30 settembre alla Bibliomedia di Biasca e giovedì il 7 ottobre alla Filanda di Mendrisio.

Fortuna, competenze, buone relazioni

Credits: © 2019_WellComeHome_Demian_Bern

Ieri ho ricevuto un grande regalo!
Elena e Demian hanno condiviso le fotografie che raccontano l’esperienza e le emozioni di Well Come Home, lo spettacolo che ha animato le piazze e le strade di Fescoggia lo scorso mese di settembre.

Ho ripercorso tutto il cammino: i primi incontri a Vezio, le prove a Fescoggia, le rappresentazioni.
Chi desidera può rivivere alcuni di quei momenti a questo link.

In questi giorni di quarantena, nei quali mancano gli incontri con gli amici e gli abbracci, attraverso queste fotografie ho riabbracciato tutti coloro con i quali ho condiviso questa magnifica esperienza.

#distantimavicini ci interroghiamo su come sarà la normalità del “dopo COVID-19”. Non ho le risposte. A ciascuno potrebbe però essere utile la “benedizione” dell’improbabile sacerdote o sciamano: “Fortuna, competenze, buone relazioni, anche per voi“.