Notte di San Silvestro 1990

Il cursore color arancio lampeggia sullo schermo nero del laptop.
Il resto della casa è in silenzio e al buio.
Sono solo; Mariagrazia, Lorenzo e Francesco sono in montagna a festeggiare con un gruppo di amici.
Domani, Capodanno 1991, devo lavorare.
C’è da preparare un nuovo numero del Popolo e Libertà.

Per la prima pagina ho le idee chiare: gli auguri di Buon Anno di Flavio Cotti, presidente della Confederazione nell’anno del 700.mo, quelli di Renzo Respini presidente del Governo del Cantone Ticino e l’appello di Luigi Pedrazzini, presidente del PPD: «Tutti al lavoro» in vista delle elezioni di aprile.

Manca ancora il mio articolo.
Nella mia testa è pronto. È cresciuto negli ultimi giorni, alimentato dalla passione per il giornalismo e dall’impegno per il giornale e il PPD ma anche dalle frustrazioni per il troppo tempo che la redazione ruba alla mia famiglia e ai miei figli, le solite difficoltà finanziarie del giornale, il costante calo del numero degli abbonati e della pubblicità, una redazione troppo ridotta per provare a fare il quotidiano come lo vorrei.
Ma… il cursore continua a lampeggiare.

Ho ancora dubbi, non per il contenuto ma per le reazioni che l’articolo potrebbe suscitare tra gli abbonati più fedeli e tra le fila delle «truppe azzurre». Poi comincio e il flusso delle parole diventa impetuoso.

«Novant’anni fa, il 1. gennaio 1901, veniva pubblicato a Locarno, stampato dalla Tipografia Artistica di Vincenzo Danzi e Co., il primo numero di «Popolo e Libertà», giornale ufficiale del Partito Conservatore Ticinese».
Nel corso degli anni, il Popolo e Libertà aveva saputo essere una voce importante della stampa ticinese e vivere anche momenti di splendore, in particolare «negli anni tra le due guerre mondiali difese posizioni antifasciste ospitando scritti di don Luigi Sturzo e di fuoriusciti italiani» (1).
Ma «il novantesimo compleanno giunge in un momento particolarmente difficile della vita del Popolo e Libertà […]. In queste condizioni, quale appello lanciare agli abbonati e al Partito? […] Inutile rinnovare in termini generici il richiamo “alla concreta disponibilità a sostenere il nostro giornale”, o ad una “prova di fiducia nel sostenere e divulgare il quotidiano”».
Per superare le difficoltà e dare un futuro al Popolo e Libertà è urgente interrogarsi sulle nuove sfide dell’informazione di partito: esigenze, obiettivi e… risorse a disposizione. «Tutte le possibilità restano aperte» ma personalmente non ho dubbi: «escludo l’ipotesi del quotidiano e mi schiero a favore […] di un Popolo e Libertà settimanale […] che svolga un compito di informazione e formazione costruttiva e mediata».
L’ho scritto. Ho sputato il rospo.
Adesso posso concludere con il richiamo agli impegni elettorali del PPD nel 1991 e assicurando ai dirigenti e alla base l’impegno della redazione a sostegno dei loro sforzi.

A 30 anni di distanza rivivo quella notte e – grazie all’Archivio digitale Sbt dei quotidiani e dei periodici – rileggo quell’articolo nel quale ritrovo tutti i sentimenti di allora ma anche alcuni spunti che restano di attualità.

Quale fu il seguito?
Alcuni giorni dopo (5 gennaio) il presidente del PPD si prese la responsabilità di confermare che, per il Popolo e Libertà c’era una «missione che deve continuare» malgrado il «quadro a tinte oscure del presente e del futuro» che avevo tracciato. Per questo, dopo aver espresso la speranza che «la trasparenza sia pagante, non dubitando che l’obiettivo delle “confessioni” di Oleggini è […] fare il bene del giornale», Luigi Pedrazzini volle «creare una visione più serena sulla non mutata funzione e indispensabilità del nostro giornale».

Il mese di aprile, il PPD riconquistò, con Alex Pedrazzini un secondo seggio in Consiglio di Stato.
Nel corso dell’estate, ho lasciato la responsabilità del Popolo e Libertà per diventare direttore dell’Ente turistico Valli di Lugano. La direzione del quotidiano fu affidata a Michele Ferrario, giornalista RSI.
Durante l’estate 1991, il Popolo e Libertà ha rinunciato all’edizione del lunedì e, dopo le elezioni federali (ottobre 1991) e comunali (1992) «usciva a singhiozzo, una o due volte la settimana» (1).
Luigi Pedrazzini lasciò la presidenza del PPD a Fulvio Caccia che mi chiese di collaborare al progetto di un Popolo e Libertà settimanale, alla redazione della linea editoriale ed anche di un nuovo progetto grafico.
Regalai al giornale una parte delle mie vacanze del 1992, per preparare il numero 0 (presentato al Congresso cantonale del 14 novembre 1992) e assicurare la pubblicazione dell’ultimo numero di quell’anno.

Il primo numero del settimanale Popolo e Libertà è stato pubblicato il 14 gennaio 1993 e la direzione fu affidata al prof. Giorgio Zappa.
Nel frattempo, io avevo lasciato l’Ente Turistico (al termine di un anno e mezzo di prova) per tornare in redazione e curare la gestione amministrativa della nuova società editrice del Popolo e Libertà guidata da Luigi Pedrazzini.

A pagina 2 di quel primo numero leggo oggi un contributo di l.p. che, trent’anni dopo, mi aiuta ad archiviare in modo sereno le ombre della mia esperienza nella redazione del Popolo e Libertà tra il 1987 e il 1991 (e tutte le volte che mi sono sentito «messo in croce»).
Rivolgendosi ai lettori de «la pagina nuova di un vecchio libro» Luigi Pedrazzini rivolge un ultimo consiglio ai lettori «non cercate il pelo nell’uovo, l’errore di stampa, l’inversione di titolo o di didascalia per poter dire: ma che prodotto è mai questo, come sperano, illusi, di sfondare. Trucco vecchio, amici, quello di trovare una ruga per poter dire: non t’amo, ti lascio. O c’è la volontà o lasciamo perdere. Ma per favore non mettiamo più in croce nessuno per un piccolo errore, per l’impaginazione, per la grafica.
Giudizi di ben altro livello e tono meritano la storia e la dignità di questo giornale e chi, per passione, non per denaro, lo fabbrica».

(1) Giornalismo nella Svizzera italiana 1950-2000 (vol. II); Enrico Morresi, 2017; Armando Dadò editore

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