Da Natalia la prima risposta

Dopo la presentazione della lista PLRT per il Consiglio di Stato mi ero permesso alcune domande a Rocco Cattaneo e ai candidati. Ieri, da Natalia Ferrara Micocci è giunta la prima risposta: le dimissioni dalla carica di Procuratrice Pubblica.

20140702_StabioUn atto dovuto ma coraggioso.
Poiché la legge non permette il congedo, Natalia (ormai mi è simpatica) farà la campagna elettorale «senza rete» e, se non fosse eletta in Consiglio di Stato, dal 20 aprile 2015 dovrà cercarsi un nuovo lavoro.
Non solo: per rispettare la carica, fino a quando lavorerà in Procura (cioè fino a metà ottobre), rinuncerà alla campagna elettorale mentre i suoi colleghi di lista potranno liberamente muoversi ed esprimersi in pubblico. Insomma: una partenza ad handicap.

La dichiarazione con la quale Natalia ha annunciato la sua decisione (leggi qui) ha confermato le mie prime impressioni: è una giovane donna matura, competente, determinata e nello stesso tempo consapevole dei suoi doveri e dei suoi limiti.
Per chi non avesse il tempo di leggere tutta la dichiarazione, estrapolo le frasi che più mi hanno colpito:

  • Vengo da una famiglia semplice, di cui sono fiera
  • Chi ha il privilegio di poter fare quello che sogna nella vita deve dare il massimo per il bene pubblico e l’interesse collettivo
  • Ho imparato che con l’impegno, con il lavoro, qualsiasi lavoro, si possono raggiungere obiettivi altrimenti inavvicinabili
  • Chi vuole provare a cambiare qualcosa, deve dimostrare qualcosa e saper rischiare

Natalia Ferrara Micocci  ha dimostrato di volersi impegnare per il Ticino, di crederci e di essere pronta a rischiare: anche con una campagna «senza rete» e
«ad handicap».
Chapeau e… Auguri!

(Fotografia dal web: tio.ch)

Aurora e i nuovi carbonai

WWR14Racconta le storie di questi personaggi!

Il tweet  degli amici di Writers and Readers suona come una (nuova) sfida per l’estate.
Prima di provare a raccontare altre storie permettetemi però di presentarvi la (mia) signora Carbonara.

Giovane quarantenne, di quelle che si definiscono “con una marcia in più” Aurora si sentiva pienamente una donna della Milano che si preparava all’appuntamento con EXPO 2015.
Ogni giorno, sul lavoro, si muoveva perfettamente a suo agio con smartphon, tablet, computer; la sua giornata era ritmata dai suoni che annunciano l’arrivo di una e-mail o un sms.
Per alimentate i rapporti sociali, Aurora usava con perizia e disinvoltura (a volte anche cazzeggiando e senza rinunciare ad un pizzico di benevola malizia) Facebook, Twitter e WhatsApp per scambiare pensieri, link e fotografie.

Eppure…

Preda del retrogusto amaro di una insoddisfazione latente, sempre più spesso Aurora si ritrovava ad interrogarsi su quello strano cognome che si portava addosso: Carbonara.
Un cognome pesante per lei che, vegetariana, lo associava soltanto agli spaghetti con il guanciale di maiale.

Un giorno, dopo avere interrogato suo padre, aveva scoperto che doveva il suo cognome all’impegno di lontani suoi avi che si riunivano in segreto per scambiare nuove idee e visioni e gettare le basi della lotta per la libertà.
Con il tempo, l’idea di un gruppo segreto compariva sempre più spesso nei pensieri di Aurora.

Qual é la libertà per la quale lottare nel 2014?

Parlandone con amici, aveva scoperto che altri condividevano il bisogno di momenti nei quali poter essere autentici, liberi dagli stereotipi della carriera e dei rapporti sociali necessari per sostenerla e promuoverla.
Avevano così iniziato a ritrovarsi, in segreto dai rispettivi compagni e dagli amici, per leggere insieme libri di carta, per raccontarsi le emozioni della lettura e poi condividerle scambiandosi lettere scritte a mano e rigorosamente spedite per posta.

Un nuovo gruppo segreto; carbonai del 21.mo secolo alla ricerca di autenticità e libertà.
Da allora anche il suo nome, Aurora Carbonara, risuona nelle sue orecchie con una nuova armonia musicale.

(scritto il 24 maggio al #WWR14)

Alcune domande a (san) Rocco

San RoccoIl Ticino ha bisogno di un Governo forte per affrontare la crisi attuale e porre mano a riforme strutturali importanti. Oggi è invece ostaggio di veti e contro-veti che rispondono solo a logiche di bottega e a tatticismi elettorali.
Gli ultimi casi? Il referendum contro la presenza del Ticino a EXPO 2015 e la firma solo con riserva del rapporto della Commissione della gestione sui Consuntivi 2013 del Cantone da parte dei capigruppo di PLRT (Christian Vitta) e PPD (Fiorenzo Dadò).

Ho perciò atteso con interesse la lista del PLRT per le prossime elezioni cantonali con la quale Rocco e i suoi fratelli hanno lanciato la campagna elettorale e, di fatto, posto fine con 10 mesi di anticipo alla Legislatura 2011-2015.

La lista mi sembra composta mettendo in prima fila gli interessi (legittimi) del PLRT e la volontà di riconquistare il secondo seggio in Governo. I bisogni e le urgenze del Ticino sono state messi in secondo piano.

Ma perché, assodata l’esigenza di cambiare, i ticinesi dovrebbero preferire due ministri del PLRT a due del PPD o del Partito socialista o ad un/a Consigliere/a di Stato dei Verdi?
Al momento nessuna risposta. C’è ancora tempo anche se la decisione di far precedere l’annuncio dei candidati a quello del programma è una scelta indicativa. Quasi una prima risposta.

C’è (ci sono) fra i candidati la/il Consigliera/e di Stato del quale il Ticino ha bisogno in questo momento? La mia prima risposta è NO. Alle fotocopie di Laura Sadis, preferisco l’originale e gli altri candidati sono tutti da scoprire e, lo ammetto, potrebbe anche esserci una bella sorpresa.

Sono anche preoccupato per i possibili conflitti (o sovrapposizioni) di interesse fra il diritto dei candidati di svolgere una lunga campagna elettorale e il loro compito pubblico di capogruppo in Gran Consiglio, magistrata o comandante delle guardie di confine.

Su questi aspetti mi aspetto, nei prossimi giorni, grande chiarezza.
Una chiarezza dovuta ai ticinesi e coerente con quella chiesta pochi mesi fa sulla posizione dell’on. Borradori rimasto in Consiglio di Stato dopo l’annuncio della sua candidatura per il Municipio di Lugano.

Con fiducia aspetto da (san) Rocco le prime risposte.

La vignetta di Bonef è tratta dal sito www.gdp.ch

Il content non rende felici ma…

Content ManagementSono convinto che i contenuti sono un pilastro della comunicazione efficace.
In ogni campo: dalla pubblicità, al blog passando da brief, rapporti, messaggi e…

Per provare a migliorarmi seguo molte persone che si occupano di scrittura, di marketing e di contenuti (o content) grazie ai quali spesso trovo utili informazioni e spunti di formazione.

Oggi, grazie a Roberta Voglio – un contatto per il quale sono grato al (per me) mitico Alex Badalic – ho scoperto una interessante Piramide dei contenuti.

Me la annoto qui – per me il blog è anche un grande blocco per appunti – quale promemoria e con la speranza che possa essere di stimolo ed utile anche a qualcuno dei miei «venticinque lettori».

Fonte: Piramide dei contenuti

 

 

La Svizzera che mi piace

Gazzetta_CHMehmedi, Behrami (che da bambino ha rischiato l’espulsione dal Ticino) e Seferovic regalano alla Svizzera per prima vittoria ai Mondiali 2016 contro l’Ecuador. Migliore in campo: Shaqiri.
Quattro moschettieri che sono la testimonianza dei successi che possiamo ottenere con il coraggio di scacciare le paure e di essere aperti all’incontro e con un’intelligente politica di integrazione.

Per sottolineare questa vittoria ripropongo e sottoscrivo le parole del presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli:

«In questo evento Mondiale c’è posto anche per un pezzetto di cuore nostro, di simbolo identitario, di “bandiera” che ci rappresenta tutti quanti. È la nostra Nazionale.
Bene, di nuovo scorro l’elenco dei nostri alfieri e di nuovo mi emoziono nella lettura di tutti quei nomi e di quei cognomi che cantano il successo dell’incontro tra le genti, dei percorsi felici e arricchenti di famiglie di origini lontane tra di loro che hanno saputo viaggiare, fuori e dentro di sé, aprendosi al mondo. Mettendosi in gioco. Affrontando fatiche e difficoltà. Sapendosi inserire in realtà anche profondamente diverse cui hanno voluto e saputo dare il loro apporto.
Sì, questa è la Svizzera che mi piace, la Svizzera reale per cui mi sento di impegnarmi senza riserve anche nel mio lavoro quotidiano, in cui credo e sotto la cui bandiera so esprimere la mia felicità e il mio orgoglio. Comunque vada laggiù, in Brasile, questa Svizzera per me ha già vinto.
Sperando che questa realtà inoppugnabile sappia, con tenacia, farsi un domani anche rappresentazione e narrazione collettiva.
Aprendo gli occhi anche a chi non vuol vedere, scacciando da troppi cuori il buio e la paura che oggi purtroppo vi alberga
».

Forza Svizzera!

Foto dal sito della Gazzetta dello Sport